Ricordando l’astensione della Russia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha poi visto l’approvazione della risoluzione, 1973, Medvedev ha detto: ”La Russia ha rinunciato a porre il veto in maniera meditata”, “oggi sarebbe inopportuno starnazzare e dire che non abbiamo capito quello che facevamo”. All’Onu non è stato posto il veto ”perché tali erano le mie istruzioni impartite al ministero degli Esteri”, ha detto ancora il presidente.
Medvedev ha dichiarato che la Russia è pronta a contribuire come mediatore a risolvere la crisi in Libia, e ha avvertito che un intervento di terra in Libia scatenerebbe una vera ”guerra” tra le forze del colonnello Muammar Gheddafi e l’eventuale forza internazionale. ”Sappiamo cos’è un’operazione militare di terra”, ha premesso il presidente russo parlando in una conferenza stampa dopo un incontro con il premier turco Recep Tayyip Erdogan a Mosca.
”Un intervento di terra probabilmente segnerebbe l’inizio di una guerra. Non una guerra civile, ma una guerra con le truppe internazionali”, ha aggiunto il presidente russo sottolineando – secondo quanto riferisce l’agenzia Ria Novosti – che una questione così seria dovrebbe essere esaminata a fondo dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
I precedenti. Non è la prima volta che si arriva a una smentita pubblica di Putin da parte di Medvedev: era già avvenuto ad esempio a dicembre, prima della seconda sentenza di condanna di un oligarca, Mikhail Khodorkhovski, il miliardario ex patron della maggiore azienda petrolifera del paese ora detenuto.
Putin, prima del secondo verdetto, aveva definito l’ex dirigente del gigante petrolifero Yukos ”ladro e delinquente, il cui posto giusto è la prigione”. Medvedev, un paio di giorni dopo, aveva replicato che ”non è consentito a nessuno di dichiarare colpevole qualcuno prima di una sentenza”, con chiara allusione al caso Khodorkovski, condannato a 14 anni di carcere con sentenze che i suoi sostenitori sostengono essere state dettate da Putin.
