BEIRUT, 3 GIU – Si dice che ''gestire lo Yemen e' come ballare sulla testa di serpenti'': il presidente Ali Abdullah Saleh e' finora riuscito a farlo ma, per 33 anni, anche dopo le settimane di proteste ininterrotte nel Paese la cui sorte potrebbe adesso cambiare improvvisamente dopo che il presidente è stato ferito alla testa in maniera lieve mentre era all'interno del palazzo presidenziale bersaglio dell'artiglieria delle milizie tribali alleate dell'opposizione.
I ''serpenti'' sono le oltre 200 tribu' sparse sul territorio yemenita, che si vanno allineando sempre piu' con l'opposizione che da quattro mesi chiede le dimissioni di Saleh. Prima come leader militare dello Yemen del Nord, e poi come presidente della nazione intera dopo la riunificazione da lui fortemente voluta e ottenuta nel 1990, in tre decenni Saleh ha dimostrato straordinarie doti di vitalita', politica e non solo: di lui si dice tra l'altro che sia riuscito a sopravvivere a quasi un centinaio di attentati.
Questo anche grazie al fatto che forse ha dedicato piu' tempo a consolidare il potere della sua famiglia che non a gestire la complicata situazione del suo Paese, dilaniato da rivalita' tribali, spinte secessioniste, crisi economica e infiltrazioni terroristiche.
Non a caso suo figlio Ahmed e' capo della Guardia repubblicana; tre suoi nipoti – Amar, Yahye e Tarek – occupano rispettivamente le cariche di vicedirettore della sicurezza nazionale, capo della sicurezza centrale, e capo della Guardia presidenziale. E al comando delle forze aeree c'e' un suo fratellastro.
Sin dai primi anni, Saleh ha governato col pugno di ferro, ricorrendo anche alla fucilazione di oppositori veri o presunti. Pur avendo avuto un'istruzione limitata, riusci' a salire in fretta tutti i gradini della carriera militare e a diventare nel 1978, a soli 35 anni, il principale dirigente nord-yemenita e da li' lanciare l'offensiva per la riunificazione, ora rimessa in discussione da spinte secessioniste nel Sud.
Oltre agli ideali politici, allora c'era anche il sogno – di certo non realizzato – di unire le forze per sfruttare meglio le risorse petrolifere del Paese ed affrancarlo dal sottosviluppo, come i 'vicini ricchi' del Golfo.
Da tempo pero' le sue capacita' politiche si sono appannate. Tra le altre cose, l'opposizione e la piazzo lo accusano ferocemente di aver sperperato denaro senza assicurare stabilita'. E un buon argomento, in questo senso, e' ad esempio la grande moschea di Sanaa, completata quattro anni fa al costo di almeno 120 milioni di dollari. E a lui intitolata.
