ROMA – Mentre dal quartier generale dell’Ama, l’azienda romana per la raccolta dei rifiuti, i vertici si difendono, il dossier su amici e parenti continua e in procura si lavora sui contratti predatati. Si parla quindi, secondo quanto scrive Repubblica, di contratti deliberati il 20 ottobre, quindi 24 ore prima che entrasse in vigore la legge Brunetta.
Tra le carte sarebbero stati trovati curricula senza data oppure altri che ne portano una posteriore a quella dell’assunzione. Non solo, perché ci sarebbero anche “determine con cui si decidono i contratti con numeri di protocollo successivi a quelli di mesi dopo”.
Gli indagati Franco Panzironi, Luciano Cedrone, Gian Francesco Regard, Ivano Spadoni e Sergio Bruno ne hanno risposto ai magistrati durante gli interrogatori. Spadoni, dirigente amministrativo di Ama ai tempi dell’assunzione, e il presidente del Consorzio Elis che avrebbe fatto le assunzioni, sono stati ascoltati.
Secondo i magistrati, scrive Repubblica “l’azienda di Bruno non avrebbe avuto l’autorizzazione a selezionare personale: motivo per cui la procura contesta anche la violazione della legge Biagi. Accuse che ieri, Bruno, difeso dall’avvocato Riccardo Olivo, ha respinto. “Il Consorzio si è occupato solo di formazione, le selezioni del personale sono state fatte dall’Ama e dagli uffici di collocamento della Provincia di Roma”, ha spiegato Bruno. Si tratta di un’attività, ha poi chiarito il legale, per cui l’azienda era abilitata”.
