ROMA – La prima cartella clinica fu redatta nel 1590 circa da Simon Forman e Richard Napier. Non due medici, ma due astrologi che annotavano tutti i sintomi del paziente per poi confrontarli sapientemente con le proprie carte astrologiche. Sebbene pessimi medici e incapaci di curare, tanto che Forman fu addirittura arrestato per le sue pratiche pericolose, hanno dato alla storia della medicina uno strumento importante e prezioso annotando i sintomi dei propri “pazienti”.
Forman era un predatore sessuale, narcisista e presunto adoratore del diavolo, ma insieme a Napier ha lasciato ai posteri oltre 50 mila “cartelle cliniche” che il progetto Casebooks dell’università di Cambridge sta digitalizzando. Forman scrisse 10 mila cartelle principalmente tra il 1596 e il 1603. Pratica “medica” a cui avvicino anche Napier, che ne scrisse ben 40 mila tra il 1598 e il 1634.
Queste primitive cartelle costituiscono il più vasto archivio delle condizioni mediche di una certa popolazione prima del 1700, con il 90 per cento delle domande relative a problemi di salute e il rimanente 10 per cento relativo a questioni su matrimonio, carriera, persone scomparse o proprietà smarrite. Il campione è costituito da oltre 30 mila “pazienti” di ogni genere, età ed estrazione sociale, che fornisce dati sui differenti stili di vita.
