Sbagliando si impara, diceva la vecchia scuola di educatori. E dal premio Pulitzer Joseph T. Hallinan arriva la conferma: “Il cervello è stato programmato così: è dalle sviste che può nascere la conoscenza. Ma basta multitasking: non siamo in grado di gestire l’eccesso di dati che ci inonda ogni giorno.
Se le stesse qualità che ci fanno lavorare bene, sono le stesse che ci fanno sbagliare, il rapporto è positivo. “La risposta migliore non è mai quella a caldo. Uno studio tra gli studenti universitari Usa ha scoperto che la prospettiva di modificare una risposta giusta in un test e quindi di sbagliare li riempie di un rimorso superiore a quello di non correggere una risposta sbagliata. La morale è: meglio non fare nulla che cambiare una risposta e pentirsene! Molti studenti sono convinti che essere rimasti fedeli alla prima risposta data sia stata una strategia vincente: se verificassero, scoprirebbero che non è così. La memoria li inganna”.
In ogni caso il multitasking è bocciato: “Perché non riusciamo a fare troppe cose nello stesso momento: la memoria a breve termine è limitata a 5-7 oggetti. A volte meno. Provate a calcolare il 15% del conto al ristorante, mentre parlate con la fidanzata. E’ impossibile! Il cervello a volte risolve il problema posticipando uno di questi compiti, ma così il tempo che pensiamo di risparmiare con il multitasking si rivela un’illusione”, spiega a La Stampa.
Gli uomini poi sbagliano più delle donne, perché? “Tanto per cominciare, gli uomini tendono ad avere molta più fiducia in loro stessi rispetto alle donne. Pensano di essere più belli e intelligenti di quanto siano in realtà. Il risultato è che commettono più errori: per esempio acquistano e vendono azioni molto più di frequente rispetto alle donne, ottenendo così profitti minori. Gli uomini sono anche quelli che in auto corrono di più o non mettono le cinture. Altre ricerche mostrano che l’eccessiva fiducia in sé stessi li porta ad aggredire gli altri anche senza essere stati provocati”.
