ROMA – Studiare il letargo degli orsi bruni di Alaska per indurre il letargo nell’uomo: è questa l’intenzione di una ricerca dell’Institute of Artic Biology dell’Alaska pubblicata su Science, che troverebbe importanti applicazioni mediche sia nel trattamento di pazienti affetti da gravi patologie, che nel’ibernamento degli astronauti nei lunghi viaggi spaziali.
I ricercatori, monitorando il letargo di questi grandi mammiferi, hanno osservato come l’orso bruno sia in grado di ‘dormire’ fino a 7 mesi in un anno senza sentire la necessità di mangiare, bere o espletare qualsiasi tipo di funzione vitale, ma soprattutto di risvegliarsi riposati e sani come se si fosse trattato di appena una ‘notte’ di sonno.
Lo studio ha evidenziato tre importanti caratteristiche del letargo, che riguardano la capacità di ridurre il proprio battito cardiaco ad appena 14 battiti al minuti, oltre che di fermare il cuore per circa 15-20 secondi. Il rallentamento del metabolismo con un utilizzo di appena il 25 per cento dell’energia normalmente consumata, in corrispondenza di un ridotto abbassamento della temperatura corporea da 38 a 30 gradi.
Ma la scoperta più interessante riguardala capacità di uscire dal letargo in perfette condizioni di salute, senza perdita di massa muscolare, sebbene il metabolismo torni a lavorare a pieno regime nell’arco di tre settimane dopo il risveglio, capacità impensabili per l’uomo, in cui un rallentamento del battito ed una diminuzione del metabolismo inducono gravi danni alla salute e richiedono lunghi tempi di recupero.
Le prospettive quindi di poter indurre il letargo nell’uomo rappresentano un allettante risultato per la scienza e la medicina, come ha spiegato Brian Barnes, medico che ha condotto la ricerca: “Se una persona subisce un attacco cardiaco, la capacità del cuore di inviare ossigeno al cervello si riduce, comportando il rischio di gravi danni cerebrali per il paziente – ed ha aggiunto – Invece ibernando il paziente potremmo indurlo in uno stato protetto, durante il quale il cervello necessita di meno ossigeno, dandoci così più tempo per curarlo”.
L’ibernamento dell’uomo potrebbe risolvere anche un problema che oggi ha perso tutto il suo ‘sapore’ fantascientifico, per connotarsi come più attuale che mai, infatti nella corsa ai viaggi spaziali Barnes ha osservato che “sarebbe conveniente poter mettere gli astronauti in uno stato di ridotto metabolismo o sospesa animazione”, ibernamento che grazie a tali ricerche potrebbe essere indotto.
