ROMA, 15 GIU – Le piante di cannabis ''stressate'' possono creare un prodotto fino a 20 volte piu' efficace in termini di potere stupefacente. E lo 'stress' potrebbe provenire da modificazioni genetiche o da particolare tecniche di coltivazione. I tossicologi forensi, riuniti oggi dalla Societa' Italiana di Medicina legale in un convegno, sono al lavoro per spiegare il fenomeno, osservato su sostanze sequestrate in Italia e all'estero negli ultimi anni.
La cannabis 'modificata' presenta, secondo gli esperti, una maggiore quantita' di Thc, il principio attivo della pianta. Dagli anni '70, quando sono partite le prime analisi tossicologiche, non era mai stato rilevato un aumento del Thc, fino a pochi anni fa.
Sebbene non vi siano ancora evidenze scientifiche certe, ''nuove e migliori varieta', correlate all'introduzione di sofisticati metodi di coltivazione e di selezione botanici (coltivazioni indoor intensive con tecniche idroponiche e clonazione di individui ad alta produzione di Thc) – si legge in una review del Bollettino delle Dipendenze, a cura di Marcello Chiarotti, docente di Tossicologia forense all'Universita' Cattolica del S. Cuore – sono infatti presenti sul mercato contemporaneamente a varieta' importate, coltivate con metodi tradizionali e costanti in termini di potenza''.
