PERUGIA – Elisa Benedetti probabilmente ha chiamato prima lo spacciatore e poi il 112. La morte della ragazza di 25 anni di Città di Castello resta ancora avvolta nel mistero dopo che è stata trovata morta lunedì scorso nelle campagne vicino a Perugia.
Tre giovani arrestati sono in attesa di essere interrogati: sono Ahmed Aouini, cittadino tunisino di 26 anni, e Simone Lillacci, 38 anni – che avrebbero venduto la droga ad Elisa e all’amica la sera di sabato 29 gennaio – e Habuab Awbab, tunisino di 28 anni: è nella sua abitazione che sono stati trovati la droga e i soldi sequestrati (300 grammi di eroina e 50 mila euro).
Nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Ahmed Aouini e Simone Lillacci, il giudice per le indagini preliminari, Massimo Ricciarelli, afferma che i due avrebbero ”ceduto per circa due anni consecutivi l’eroina” ad Elisa, al suo compagno e alla sua amica. Cosa che sarebbe avvenuta anche la serata del 29 gennaio, quando avrebbero consegnato due dosi di eroina alle due giovani: ”Una – scrive il giudice – veniva consumata nell’immediatezza dalle ragazze e l’altra veniva rinvenuta nell’autovettura sottoposta a sequestro in conseguenza del decesso” di Elisa.
La stessa, inoltre, avrebbe chiamato il cellulare in uso Ahmed Aouini, alias Marco, la notte di sabato, alle ore 0,19, dieci minuti prima dell’inizio delle telefonate di aiuto al 112. Il 29 gennaio Elisa – questa la ricostruzione del giudice nelle cinque pagine della sua ordinanza – si era recata a Milano con l’amica e con un’altra ragazza, per fare ritorno in serata. Fatta tappa a Città di Castello, le due giovani erano ripartite alla volta di Perugia, dopo essere passate a trovare il padre della Benedetti ed avere bevuto vino. Lungo la strada hanno telefonato al loro presunto fornitore, Ahamed. Le due giovani si sono quindi fermate al bar del distributore a Ponte Rio a bere ”qualcosa di alcolico”, poi sono andate all’appuntamento con Marco, in zona Elce, nel capoluogo umbro. Con l’auto dell’amica, hanno raggiunto via Beatrice per acquistare la droga, consegnata loro da un ragazzo che ”lavorava” con Marco. Le deposizioni dei due amici della giovane morta si incrociano tra loro, salvo che – sostiene sempre il giudice – per un particolare: il numero di dosi cedute il 29 gennaio.
L’amica di Elisa ha parlato di un involucro, mentre il fidanzato, di due (questa l’ipotesi che il giudice ritiene la più attendibile). Sarebbe stato lo stesso Lillacci a riferire al giovane, domenica 30 gennaio, di avere ceduto le dosi droga alle due ragazze la sera precedente. Dopo avere acquistato lo stupefacente, l’incidente stradale, la ”fuga” di Elisa con l’auto dell’amica e la morte per assideramento.
