ROMA – Un software puo' svelare l' autenticita' degli oggetti antichi e delle opere d'arte perche' e' in grado di identificare gli 'ingredienti chimici' con cui sono fatti. Messo a punto dai ricercatori dell'Istituto di Chimica e Ingegneria di Singapore, il software potra' essere usato dai musei ma si pensa gia' ad applicazioni rivolte al contrasto della merce falsa.
Mettere insieme i pezzi della storia di un antico oggetto di ceramica, spiegano i ricercatori, puo' essere difficile specialmente se tutto cio' che resta sono pochi e piccoli frammenti.
Tuttavia indizi sull'autenticita' e la provenienza di tali opere spesso sono nascosti nella chimica dei loro componenti: dall'argilla usata nell'impasto ai pigmenti usati negli smalti delle decorazioni esterne.
Chiamato Btem (band-target entropy minimization), il software permette di analizzare la composizione di una complessa miscela identificando tutti i singoli ingredienti chimici. I ricercatori lo hanno sperimentato in abbinamento a un'altra tecnica, la spettroscopia Raman.
Questa tecnica consiste nell'illuminare un oggetto con un fascio di luce laser e di analizzare il modo in cui la luce e' diffusa. Le diverse lunghezze d'onda della luce diffuse dall'oggetto sono la firma dei componenti chimici usati per realizzare l'oggetto.
La tecnica, che comprende software e spettroscopia Raman, e' stata testata sui frammenti di ceramica cinese di provenienza nota, come i vasi della dinastia Ming (che domino' la Cina dal XIV al XVII secolo) e Qing (iniziata nel XVII e terminata nel XX secolo). I primi sono caratterizzati dalle decorazioni di smalto blu dato dall'ossido di cobalto e le seconde da decorazioni di smalto rosso ottenute grazie all'ossido di ferro chiamato ematite.
La tecnica, ha sottolineato il principale autore, Marc Garland, appare applicabile non solo ai vasi di ceramica, ma anche a una piu' ampia varieta' di oggetti antichi, come i bronzi e le giade. ''Il software – ha osservato Garland – potrebbe anche aiutare a svelare la merce falsa''.
