ROMA – Lavinia Di Gianvito sul Corriere della Sera ha scritto che che i tre carabinieri e il vigile accusati di aver violentato una donna nella caserma del Quadraro a Roma, avrebbero rischiato di finire in carcere. Ma, prosegue la giornalista, il gip avrebbe negato l’arresto.
Ecco come sarebbero andate le cose secondo la ricostruzione di Di Gianvito: “La procura aveva chiesto di arrestarli per due mesi per evitare che inquinassero le prove (cioè, per esempio, che concordassero la versione da dare ai magistrati), ma poiché le indagini sono state molto rapide il gip, Sandro Di Lorenzo, ha negato le misure: non più necessarie, a suo giudizio, perché ormai mancano solo pochi dettagli per ricostruire quello che è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 febbraio al Quadraro, quando una ragazza-madre di 32 anni, originaria di Crema, sarebbe stata stuprata dopo essere stata fermata per un furto di vestiti”.
Prima dell’incidente probatorio (la comparazione del Dna), scrive la Di Gianvito, i quattro saranno interrogati: “I magistrati hanno notificato ai quattro gli inviti comparire, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo compiuta «su un soggetto sottoposto a limitazioni della libertà personale» e con le aggravanti dell’abuso dei poteri e dei doveri inerenti a una funzione pubblica e dell’uso di sostanze alcoliche”.
La Procura avrebbe detto, secondo la ricostruzione della giornalista del Corriere della Sera, che “i carabinieri avrebbero fatto uscire la giovane dalla cella e uno di loro, Alessio Lo Bartolo, le avrebbe offerto dell’amaro. Il militare avrebbe poi costretto la detenuta a subire quattro rapporti sessuali, mentre il collega Cosimo Vincenzo Stano avrebbe abusato della vittima una quinta volta. Il vigile, Pierfrancesco Carrara, le avrebbe tenuto la testa e toccato il seno. Al terzo carabiniere, Leonardo Pizzarelli, responsabile della giovane perché quella sera era di turno come piantone, la procura contesta anche l’aggravante di non aver impedito che gli altri «inducessero la donna ad assumere sostanze alcoliche e a subire atti sessuali»”.
La difesa dei carabinieri si mantiene ancora cauta, secondo quanto scrive Di Gianvito: “L’avvocato Fabrizio Consiglio, che difende il piantone insieme al collega Eugenio Daidone, è cauto: «Ovviamente non possiamo specificare i dettagli di quella che sarà la nostra difesa, ma stiamo valutando se avvalerci o meno della facoltà di non rispondere»”.
