CURNO (BERGAMO) – La palestra nega uno spogliatoio a una trans. ”Le transessuali, in Italia non possono andare in palestra?”, si chiede Chicca, bergamasca di 38 anni che denuncia, alla luce di una sua recente esperienza personale, le difficoltà , per una transessuale come lei, ad iscriversi ad un centro fitness.
Nei giorni scorsi, spiega all’Ansa, ”sono andata allo Sport Più di Curno, in provincia di Bergamo, un centro che fa parte di una catena di palestre” molto conosciute nella zona. ”Avevo già avuto, in passato, una esperienza negativa ma mi sentivo tranquilla, essendo anche un po’ raccomandata da un amico imprenditore della bergamasca”.
Al momento dell’iscrizione, prosegue, ”alla segretaria ho detto che sono transessuale chiedendo, in modo da evitare ogni eventuale problema, uno spogliatoio privato per cambiarmi”. Secondo quanto ha raccontato Chicca, la segretaria, ”dopo avere parlato con un responsabile, ha risposto che non è una questione personale ma che non potevano darmi il servizio”.
”La segretaria – ha aggiunto la transessuale – mi ha spiegato che quel servizio da me richiesto in palestra non c’è”. Nessun diniego esplicito all’iscrizione ma, a giudizio di Chicca ”ovviamente è sottinteso. Le transessuali in Italia non possono andare in palestra? – conclude – Di cosa hanno paura?”.
