LONDRA – Ha avuto 26 milioni di contatti con un video postato su YouTube e si è guadagnata le copertine di Q Magazine, Billboard, e dell’edizione russa di Interview: il suo disco uscirà il 31 gennaio, ma Lana Del Rey (al secolo Elizabeth Grant) è già una star. Nel bene e nel male.
Perché insieme alla celebrità arrivata con Video Games Lana, newyorchese di 25 anni, sono arrivate anche le critiche, le accuse di essere solo una “lolita”. Nonostante la voce e la presenza scenica, o forse proprio per questo.
In un sito si legge: “La blogosfera che ti ha creato ti distruggerà”. Lei ha paura di tutta questa notorietà, anche perché “nella maggior parte dei casi non riguarda la mia musica, ma l’aspetto fisico, il nome d’arte – che è stato scelto solo per assecondare l’idea di un suono che suggerisce immagini anche cinematografiche e non per trasformare una ragazza in vamp; mi chiamavo Lana Del Rey anche quando ho pubblicato il primo disco, eppure nessuno mi ha notato. Perché non ho accettato compromessi. Non mi nascondo dietro un dito. Se fai questo mestiere vuoi avere successo. Ma io pretendo rispetto, e le due cose non sempre si conciliano. Ho perseverato, ho inventato i miei video – a rivederli ora quasi me ne vergogno – ho preso i discografici alle spalle. L’ultima cosa che volevo era incidere un album-truffa – e ce ne sono nel pop di oggi – con un paio di canzoni buone e dieci da buttare”.
Anche perché lei, con le lolite e simili, non ha nulla da spartire: “Mai pensato alla carriera da adolescente. Cantavo in chiesa con mia madre, ascoltavo i dischi di mio padre, Leonard Cohen, Bob Dylan e Frank Sinatra soprattutto. Solo a New York, il mio paradiso in terra, scoprii la bellezza di Jeff Buckley e il carisma di Kurt Cobain, attraverso il video di Heart-shaped box. Il primo disco andò male, così mi sono data da fare, un’infinità di altri lavori, anche volontariato in vari centri sociali di New York, un impegno che mi ha messo a contatto con una realtà più sconvolgente di certi episodi di Fox Crime. In quei cinque anni ho vissuto mille vite. Nel frattempo anche la mia esistenza girava vorticosamente, passavo da un appartamento all’altro, da un boyfriend all’altro, niente di sconvolgente, magari qualche bicchiere di troppo – ormai non bevo più”.
