Se così stanno le cose, “l’incidente” è un po’ meno “incidente”. Incidente che mai doveva accadere e probabilmente mai accadrà più è sparare a pescatori italiani sotto la “osservazione” di uomini in divisa italiani. Incidente che può spesso accadere e probabilmente tornerà ad accadere è sparare per fermare un barcone di clandestini. Sparare è brutto e non si fa, direbbe la maggioranza degli italiani se interrogata in proposito. Ma è la stessa maggioranza di italiani che vuole che il suo governi fermi gli immigrati. E, per fermarli, se qualche volta non si spara, come si fa? Ecco perchè gli italiani dovrebbero mettersi d’accordo con se stessi. E decidere se vogliono o no sapere la verità. Verità che dice che Roma e Tripoli hanno firmato un accordo per fermare i “barconi”. Con le buone, con il pattugliamento. Ma qualche volta ovviamente ci scappano le “cattive”, il mitragliamento. Il governo italiano non è “inerte” come dice monsignor Mogavero, è anzi attivo, eccome. I libici fanno a loro modo quel che Roma gli ha chiesto. E allora l’incidente dell’Ariete pone la domanda, quella vera: gli italiani sono d’accordo sulla linea che ai pescherecci non si spara ma ai barconi, se necessario, sì? Gli italiani dovrebbero rispondere con sincerità, soprattutto a se stessi, in un question time privato, davanti allo specchio. Poi se ne potrà parlare con sincerità e senza ipocrisie, di gente e di governo, in Parlamento.
