ABIDJAN – Con una vittoria dal significato altamente simbolico, le forze del presidente eletto della Costa d’Avorio riconosciuto dalla comunità internazionale, Alassane Ouattara, hanno occupato oggi la capitale del Paese, la città di Yamoussoukro, al termine di un’offensiva militare durata tre giorni, durante la quale hanno incontrato scarsa resistenza fra le truppe fedeli al presidente uscente, Laurent Gbagbo. E ora minacciano di marciare su Abidjan e di accercchiarlo, concedendogli ”poche ore ” per andarsene.
Per il presidente uscente, dunque, quattro mesi dopo le contese elezioni presidenziali che hanno aperto la crisi – almeno 475 finora i morti -, all’isolamento internazionale si sommano ora anche i rovesci militari. Una pressione destinata ad aumentare ancora con l’aggiunta di quella economica: stasera alle 23:00 si riunisce infatti il Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla crisi del Paese, primo esportatore mondiale di cacao. E fonti diplomatiche dicono che è attesa una risoluzione che impone sanzioni contro Gbagbo e il suo clan.
Testimoni locali hanno detto di aver visto i miliziani di Ouattara (Forze repubblicane) entrare a Yamoussoukro, che oltre a essere la capitale, è la città natale del padre della nazione ivoriana, Felix Houphouet-Boigny, che è stato anche il primo presidente (1960-93). I miliziani l’hanno attraversata dopo che i militari e miliziani di Gbagbo (le Forze di difesa e di sicurezza, Fds) sono stati visti scendere da jeep e pick-up e dileguarsi.
La situazione è rimasta incerta fino a sera, quando una fonte militare della parte di Gbagbo, confermato da altri testimoni, ha ammesso: gli uomini di Ouattara ”stanno marciando attraverso la città (di Yamoussoukro) e i giovani li seguono”, ha detto. ”Gbagbo ha ancora qualche ora per partire, altrimenti marceremo su Abidjan. E allora sarà molto più complicato per lui”, ha detto ai microfoni di France 24 il premier nominato da Ouattara, Guillaume Soro.
In questi giorni le forze di Ouattara hanno compiuto una poderosa avanzata dal nord, che controllavano politicamente, attraverso le città di Duekoué, Daloa, nel centro, Bondoukou e Abengourou a sud-est, e si trovano a soli 200 km da Abidjan e a 130 dal porto di San Pedro, da dove parte l’export di cacao. Qui sono ancora bloccate 400.000 tonnellate di cacao da quando Ouattara fece appello a fermare l’esportazione per non fare affluire denaro nelle casse del rivale. Un blocco rinforzato dalle sanzioni occidentali.
Secondo l’ambasciatore ivoriano a Parigi (nominato da Ouattara), Ouattara ora controlla ”tre quarti” della Costa d’Avorio. Secondo gli analisti sotto il suo controlla c’è ora anche la produzione di 600.000 tonnellate di cacao, oltre la metà del prodotto nazionale. E le prime avvisaglie dell’offensiva sono arrivate già ad Abidjan, dove molti abitanti sono rientrati a casa precipitosamente e dove si sono uditi spari.
Nel quartiere di Plateau, dove si trova il palazzo presidenziale che ospita ancora Gbagbo, il traffico è stato vietato. Intanto migliaia di persone sono in fuga o fuggite dai combattimenti: 112.000 secondo l’Unhcr, sono entrate in Liberia, a ovest.
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